Una sfida di Kok-boru (foto Mirko Marino per Malatidigeografia.it)

I popoli nomadi hanno i loro giochi: in Kirghizistan la sfida al ‘polo delle steppe’

Ogni due anni i popoli nomadi di sfidano in una olimpiade vera e propria. Quelle del 2018 si sono tenute a Bishkek, Kirghizistan.

Da quando abito a Praga ho potuto vedere con i miei occhi competizioni che nemmeno sapevo esistessero, come il campionato mondiale di cycle ball (una specie di calcetto in bicicletta) o quello di arrampicata di scale da pompieri, entrambe discipline in cui gli atleti cechi eccellono e che vengono persino trasmesse in diretta dal canale sportivo nazionale. Questa speciale lista di competizioni insolite si è ulteriormente arricchita nel corso del mio recente viaggio in Kirghizistan (marzo 2018) in cui sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei Giochi olimpici delle popolazioni nomadi.

Tenutisi per la prima volta nel settembre 2014 nel moderno ippodromo della cittadina di Cholpon-Ata – la principale località vacanziera sulle sponde del lago Issyk Kol, a circa 260 km dalla capitale Bishkek – i giochi hanno cadenza biennale e sono dedicati alle discipline etniche specifiche delle popolazioni nomadi dell’Asia centrale. Tra queste ci sono vari tipi di lotta popolare, come l’alysh, il kuras e l’er-enish (wrestling a cavallo), prove di destrezza e abilità (come la caccia con l’aquila e il tiro con l’arco), ma vi figurano a sorpresa anche giochi di strategia militare, come ad esempio il toguz kurgool o l‘ordo. La disciplina più conosciuta è però il kok-boru, una specie di polo delle steppe in cui la palla è rappresentata da una carcassa decapitata di capra, che le squadre si contendono senza esclusione di colpi (ne sono stato testimone avendo per caso assistito a una partita durante il mio viaggio) con lo scopo di depositarla all’interno di un’area definita.

La popolarità di questi giochi è in constante ascesa, come dimostrato dal numero di stati partecipanti, passato dai 19 della prima edizione agli 82 di quella appena conclusa. L’attesa per l’edizione del 2018 era tale che nella piazza principale di Bishkek era stato addirittura installato un orologio che indicava il numero di giorni mancanti alla cerimonia di apertura, un evento che per la bellezza delle coreografie e dei costumi non ha nulla da invidiare ai Giochi olimpici.

Oltre al loro carattere sportivo, i Giochi delle popolazioni nomadi rivestono inoltre un importante carattere sociologico, perché permettono di tramandare tradizioni ancestrali che stanno rischiando di scomparire a causa della forte inurbazione e del conseguente abbandono delle pratiche pastorizie e degli aspetti culturali a esse legati.

L’edizione del 2018 (3-8 settembre) si è conclusa con una schiacciante supremazia della delegazione di casa, capace di vincere ben 40 medaglie d’oro e di confermare così il tradizionale primo posto nel medagliere che le spetta invariabilmente dal 2014: un’altra impressionante prova di forza che ha lasciato ben poche speranze ai rivali storici (soprattutto la Russia e gli altri –stan) che avranno però modo di rifarsi nella prossima edizione, prevista nel 2020 in Turchia con sede ancora da determinare.

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